mercoledì 27 aprile 2022

 

 

L’INCENDIO SCOPPIATO IN UCRAINA E L’INSEGNAMENTO DEL COLIBRI’

 

Totò: amici… sono oramai trascorsi  due mesi da quel 24 febbraio quando è  scoppiata la guerra in Ucraina, e ancora nessuno è in grado di trovare una strada che porti alla ricerca di una pacifica soluzione di questa atroce tragedia, destinata a protrarsi nel tempo dal momento  che  la Russia non si ferma e  l’Ucraina, grazie agli aiuti di ogni genere – comprese anche forniture di armi - ricevuti dall’estero, non si arrende.

Nenè:   proprio ieri leggevo le dichiarazioni del Presidente ucraino Zelensky e devo confessarvi che  sono rimasto alquanto preoccupato.

Santo: cosa ha dichiarato?

Nenè: di “essere pronto a combattere ancora per dieci anni” .

Santo: ecco perché continua a chiedere fornitura di armi e risorse finanziarie.

Franco: armi, armi, armi e ancora armi. Mai una volta che sento seriamente e convintamente parlare di trattative per avviare un percorso di pace. So di andare controcorrente e quindi di andare incontro anche a critiche.  E’ mai possibile che il Presidente ucraino Zelensky di fronte all’immane tragedia che il popolo ucraino sta vivendo, con più di 4 milioni di rifugiati e 10 milioni di sfollati, non metta al primo posto l’avvio di concrete trattative per fermare questa immane tragedia che, se dovesse durare 10 anni come dallo stesso Zelensky ipotizzato, potrebbe coinvolgere anche altri Paesi e diventare una terza guerra mondiale?

Ambrogio: devo purtroppo constatare come sia stata finora del tutto assente la politica che cerchi la pace attraverso il dialogo. Il Governo italiano, ad esempio, ci dichiara che non siamo in guerra, ma ritengo che anche solo inviando armi agli Ucraini siamo di fatto cobelligeranti con tutte le possibili conseguenze del caso: anche solo l’invio di armi  -  è la tesi dei Russi in questa circostanza -  ci conduce lungo sentieri di guerra.  

Santo: prof. Vezio ci dica la sua.

Vezio: nel condividere le riflessioni di chi mi ha preceduto, non posso comunque non manifestare tutta la mia perplessità nei confronti della politica europea, compresa quella italiana, quando pensa ancora di poter regolare i rapporti internazionali con le armi. Liberiamoci da questa anacronistica narrazione e affrontiamo questa immane tragedia con criteri alternativi.

Ritengo assolutamente inaccettabili le decisioni dell’Italia e dell’Unione Europea di inviare armi agli Ucraini e di aumentare gli stanziamenti per le spese militari. Sembra che ancora una volta si vogliano impostare i rapporti fra gli Stati prevalentemente sul piano della forza militare più che sulla diplomazia e sul dialogo.

Nenè: prof… cosa intende dire quando afferma che bisogna “affrontare questa tragedia con criteri alternativi”?

Vezio: sì, parlavo di “criteri alternativi” perché in questi giorni mi è venuta in mente - forse complice l’età che avanza – quella mattinata in cui il mio Maestro riuscì a calamitare, da narratore qual’era,  l’attenzione dell’intera classe  con il suo monologo sul colibrì. 

Nenè: il colibri! Di cosa si tratta? Ci dica di più.

Vezio: ebbene, il Maestro quella mattinata ci raccontò che un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà.

 Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì. Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un  piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso col becco una goccia d’acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sugli alberi che bruciavano. Il fuoco non se ne accorse affatto e proseguì la sua corsa spinto dal vento. Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme.

L’azione non passò inosservata al re della foresta il quale lo chiamò e gli chiese spiegazione sul suo operato. Il colibrì rispose: “cerco di spegnere l’incendio”. Il leone ridendo replicò: E tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?” e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Il colibrì, incurante delle risate di scherno, ritornò di nuovo al fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua.

A quella vista anche un elefantino si recò al fiume, vi immerse la sua già lunga proboscide e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava per essere attaccato dalle fiamme.

Anche un giovane pellicano , lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d’acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.

Contagiati da questi esempi, tutti i cuccioli decisero di fare squadra e si prodigarono insieme per spegnere l’incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume dove si erano radunati tutti gli animali per sfuggire alle fiamme.

Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie il cucciolo del leone e dell’antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello della lepre insieme a tanti altri cuccioli  si misero a disposizione per fermare l’avanzata delle fiamme.

A quella vista gli adulti smisero di deriderli e pieni di vergogna incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l’arrivo di tante forze fresche bene organizzate e guidate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla foresta, l’incendio poteva dirsi ormai domato. Sporchi e stanchi , ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare la vittoria sul fuoco.

Il leone volle accanto a sé il piccolo colibrì e pubblicamente lo elogiò dicendogli: “oggi abbiamo imparato che tante piccole gocce d’acqua, se insieme, possono spegnere una grande incendio”. 

Santo: professore… davvero magistrale l’incendio nella foresta da lei presentatoci quale metafora della tragedia che si sta svolgendo in Ucraina! Alquanto originale e coinvolgente poi la figura del colibrì che con il suo eroico protagonismo ha saputo coinvolgere anche il leone nel suo lavoro di “pompiere”. Ebbene, mi permetta farle una domanda: come mai una figura simile all’eroico colibrì non è finora  riuscita ad emergere nella guerra che si svolge in Ucraina?

Vezio: caro Santo…. per rispondere alla tua domanda bisogna preliminarmente rispondere – così la penso io – a questa domanda: “c’è oggi qualcuno che vuole davvero la pace”?

Sicuramente non  la vogliono  gli Stati uniti d’America il cui programma, almeno per il momento, non prevede  nemmeno la ricerca di un momentaneo cessate il fuoco ma  il seguente:

-sconfiggere militarmente la Russia in Ucraina;

-sconfiggerla o quantomeno seriamente ridimensionarla  anche politicamente;

-provocare il suo fallimento economico/finanziario con conseguente scoppio di tensioni sociali che possano destabilizzare anche l’assetto istituzionale del Paese;

-a quel punto superare gli attuali equilibri geopolitici scaturiti dall’esito della seconda guerra mondiale e dagli accordi sottoscritti a Yalta tra le forze risultate alla fine le vincitrici di quell’immane catastrofe..

Non parliamo poi dell’Europa che, sempre più al traino dell’America, non è stata capace di sviluppare un proprio e autonomo ruolo diplomatico  nella ricerca della pace.

L’Italia poi….! Com’è possibile che mentre dice di lavorare per la pace, invii armi all’Ucraina?  Mi sembra che il Governo italiano consideri la guerra una partita di pallone e le armi tutto l’occorrente per lo svolgimento della gara.

Santo: prof. lei è contrario all’invio di armi all’Ucraina?

Vezio: la guerra va fermata prima possibile, non ho nessuna perplessità in merito. Ma se poi il Presidente statunitense Biden invia armi non di difesa ma di attacco e 700 milioni di dollari, l’America diventa interventista e cobelligerante; altro che paciere!

Amici scusate se mi sono dilungato;  concludo dicendo che si fa ricorso alle armi solo come  extrema ratio, cioè solo in casi estremi , quando tutti gli altri tentativi, comprese le trattative diplomatiche, sono risultati infruttuosi per risolvere un dissidio. Devo purtroppo constatare con rammarico come l’America abbia deliberatamente  fatto fallire l’iniziativa diplomatica che aveva intrapreso il leader turco Erdogan.

Due operazioni, queste di Biden, che hanno un obiettivo in comune: la prosecuzione della guerra in Ucraina.

Forse ha ragione chi afferma che se lasciamo fare all’America la guerra in Ucraina potrà durare anche vent’ anni.

L’America, così stando le cose, altro che colibrì!.

 

(Dai Dialoghi svolti al Circolo della Concordia)

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martedì 12 aprile 2022

 

 

AUGURI DI BUONA PASQUA AGLI AMICI DI COMO E PROVINCIA

Una volta un accento

per distrazione cascò

sulla città di COMO

mutandola in Como’.

 

Figuratevi i cittadini

Comaschi, poveretti:

detto e fatto si trovarono

rinchiusi nei cassetti.

 

Per fortuna uno scolaro

rilesse il componimento

e liberò i prigionieri

cancellando l’accento.

 

Ora ai giardini pubblici

han deciso un busto

“A colui che sa mettere

gli accenti al posto giusto”

Gianni Rodari, “ Como nel Comò”.

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venerdì 1 aprile 2022

 

 

I  MESI  DELL’ANNO  IN  FILASTROCCA

(APRILE)

 

Finalmente arriva Aprile

sbadiglia, sbadiglia, e dolce dormire.

 

Aprile temperato

non è mai ingrato.

 

L’acqua d’Aprile il bue ingrassa,

il porco uccide e la pecora se ne ride.

 

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giovedì 31 marzo 2022

 

GUERRA RUSSO/UCRAINA: DOV’E’ LA DIPLOMAZIA ITALIANA?

Totò: amici… devo confessarvi che questa guerra, la tragica guerra che si sta combattendo in Ucraina incomincia a preoccuparmi non poco.

Nenè: sono in troppi a parlarne comodamente seduti negli studi televisivi come se commentassero una partita di calcio, mentre migliaia di persone da entrambi le parti perdono la vita.

Santo: sarebbe il caso che abbassassero i toni, politici e commentatori,  un po' tutti quanti: prima o dopo i contendenti dovranno sedersi attorno a un tavolo e i continui vicendevoli attacchi non sono un buon viatico perché allontanano sempre più la prospettiva di una pacifica soluzione tra le parti. .

Ambrogio: da quello che ci fan vedere in televisione questa non è più una guerra! E’ la distruzione totale dell’Ucraina e quindi mi chiedo per quanto tempo ancora il popolo ucraino possa resistere.

Totò: E’ da qualche giorno invero  che incomincio a chiedermi fin dove coloro, che aderendo alle pressanti richieste di fornitura di armi da parte del Presidente ucraino Zelensky, vogliano portare le sofferenze del popolo ucraino. Ebbene sono arrivato a questa conclusione: ritengo che coloro che inviano armi all’Ucraina dovrebbero ben riflettere dinnanzi alle disumane sofferenze patite dalle inermi popolazioni ucraine costrette ad una storica diaspora. Del resto poi, se la Russia ha dichiarato di considerare cobelligeranti coloro che aiutano militarmente l’Ucraina, bisogna fare di tutto per non ampliare il perimetro del conflitto pena il rischio di fare dell’Europa un enorme campo di battaglia così come avvenne nel secondo conflitto mondiale.

Santo: pur condividendo la tesi dell’amico Totò mi chiedo quale possa essere la via d’uscita più praticabile per bloccare questa tragedia che attualmente ci parla di 40.000 civili uccisi e di oltre  quattro milioni  di profughi.

Nenè:  Prof. Vezio come rispondiamo alle osservazioni degli amici Santo e Totò?

Vezio: grazie. Amici… poiché la guerra si svolge di fatto in Europa, parliamo dell’Europa. Ebbene, devo purtroppo constatare come la nostra Europa abbia cominciato da subito, a mio avviso sbagliando, a parlare di invio di armi all’Ucraina   e rinunciato di fatto a ritagliarsi un ruolo attivo per la costruzione di alternative soluzioni pacifiche tra i due belligeranti. La guerra, è bene ricordarlo, è un affare troppo serio e pericoloso per lasciarlo in mano ai soli nostri strateghi militari: anche questi ultimi non possono ignorare che si potrà anche vincere una battaglia ma che le guerre non le vince mai nessuno perché alla fine sono sempre e comunque una tragedia per le popolazioni: il numero delle vittime e dei profughi ricordatici dall’amico Santo ne sono una triste testimonianza.  L’invio di armi, così come se si trattasse di confetti, a uno dei belligeranti non solo non risolve il problema ma l’acuisce. 

Santo: prof. visto che la guerra con il suo carico di vittime civili, militari e di drammi è qui vicino a noi in tutta la drammaticità, la domanda diventa imperiosa: come uscirne?   

Vezio: si potrebbe uscirne ricorrendo al cosiddetto   “lancio della spugna” cui talvolta si ricorre durante gli incontri di pugilato. .  

Quando infatti  durante un combattimento l’allenatore di uno dei due pugili  “lancia l’asciugamano sul ring” chiede di fatto all’arbitro di dichiarare chiuso il combattimento perché ritiene che  il suo pugile non sia più nelle condizioni psicofisiche per  continuare l’incontro.  

Il lancio della spugna è il segno della resa di un pugile quando i suoi assistenti all’angolo capiscono che per il loro pugile continuare significherebbe solamente prendere colpi inutilmente dall’avversario, mentre con il lancio della spugna prudenzialmente prevengono l’eventualità di un drammatico epilogo del match per il loro assistito.  Il mestiere di chi sta all’angolo consiste primariamente quindi nel garantire l’incolumità al suo pugile qualora durante l’incontro venisse a trovarsi  in evidente difficoltà.

Gli addetti ai lavori e gli psicologi infatti ci dicono come sia difficile trovare un pugile in grado di rendersi conto durante l’incontro che le difficoltà risultano superiori alle sue forze e che, riconoscendo la sua inferiorità, si arrenda.  Proprio a questo servono le persone al suo angolo: gettare la spugna sul ring per salvaguardare l’integrità fisica del loro assistito e consentirgli dopo l’incontro di andare a casa e non all’ospedale.

Santo: alquanto suggestiva la sua metafora! Confesso però che se ho individuato nei due pugili sul ring i due eserciti, quello russo e quello ucraino, forse non ho saputo individuare coloro che sono rappresentati dagli assistenti d’angolo.

Vezio: gli assistenti d’angolo? Sicuramente gli U. S. A. e l’Europa sono i soggetti che dovrebbero svolgere tale ruolo nella in questa tragica circostanza.

Nenè: prof. lo stanno svolgendo? Ricordo, ritornando a quella che l’amico Santo ha definito “metafora”, che a nessuno degli assistenti d’angolo è consentito, fino a quando l’arbitro non dichiara la conclusione dell’incontro, di salire sul ring pena la loro squalifica dalle autorità sportive federali.

Mi sembra invece che Europa e Stati Uniti d’America nel momento in cui hanno deciso di inviare armi all’Ucraina sono diventati di fatto degli assistenti d’angolo che sono saliti sul ring violando palesemente le regole del gioco e abbandonando di fatto il ruolo di mediatori tra i belligeranti. Le armi, amici miei, le considero in questa circostanza benzina sul fuoco. L’intensità raggiunta dallo scontro tra gli opposti schieramenti dopo la fornitura delle armi richieste e l’eccessivo numero di morti dell’una e dell’altra parte gelano ogni speranza di addivenire quanto prima alla stipula di un duraturo accordo di pace.

Purtroppo avendo il nostro Paese optato sin dall’inizio  per l’invio di armi agli Ucraini, ha di fatto rinunciato a svolgere quella che è la funzione per eccellenza della diplomazia: prevenire se possibile e comunque evitare l’inasprimento dei conflitti attraverso la messa in campo di strumenti per una soluzione pacifica di questa tragica controversia. E così purtroppo non è stato!

Cosa ci raccontano queste posizioni così palesemente interventiste dell’America e dell’Italia se non il fallimento delle loro diplomazie internazionali? Se i loro canali diplomatici si fossero attivati sin dalle prime avvisaglie di questo conflitto  forse oggi non avremmo la diaspora di oltre quattro milioni di Ucraini verso i Paesi europei e la perdita di decine di migliaia di vite umane.

Purtroppo ancora una volta s’è preferito, forse anche per interessi inconfessabili, il rumoroso crepitio delle armi all’umile e silenziosa pacatezza della discussione. Questa è la mia opinione.

(Dai Dialoghi svolti al Circolo della Concordia)

Giuseppe Castronovo

gcastronovo.blogspot.it