lunedì 29 ottobre 2012

E SE UNA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE FOSSE INCOSTITUZIONALE? CONSIDERAZIONI A MARGINE DELLA SENTENZA N. 223/2012 CHE HA "BOCCIATO" IL "CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'" A CARICO DI MAGISTRATI E DIRIGENTI PUBBLICI.

Rag.zza

On. Straccio: caro Cencio….cosa ti capita? Su con la vita! Fatti coraggio e sorridi.
On. Cencio: come sorridere dinnanzi a certe situazioni!
On. Straccio: cosa ti è successo di tanto grave per parlare così?
On. Cencio: ho partecipato ad una pubblica assemblea alla quale erano presenti un gruppo di esodati e i dipendenti di un’azienda che ha chiuso i battenti da qualche mese lasciando a casa un centinaio di padri di famiglia.
On. Straccio: questi sono i veri drammi della  nostra Società in questo particolare momento storico!
On. Cencio: al dibattito oltre alle rappresentanze sindacali è intervenuto un signore che mi sembrava alquanto colto. Non ho capito bene in che veste parlasse; è riuscito però a riscaldare non poco gli animi dei presenti.
On. Straccio: cosa ha detto?
On. Cencio: agitava dei fogli. Ho capito che si trattava della sentenza  n. 223/2012 con la quale la Corte costituzionale  ha dichiarato incostituzionale la legge finanziaria approvata dal Parlamento nel 2010  (Governo Berlusconi) nella parte in cui disponeva, tra l’altro,  un prelievo di solidarietà per il triennio 2011-2013 del 5% e del 10% sulla parte di retribuzione di magistrati e dirigenti pubblici eccedente, rispettivamente i 90 e i 150.000 € lordi annui.
On. Straccio: cosa ha detto di particolarmente interessante?
On. Cencio: per prima cosa ha ricordato che “la Corte costituzionale è stata letteralmente investita da una marea di ricorsi e che la Regione con maggior numero di magistrati ricorrenti è stata la Lombardia (n. 261 giudici ricorrenti su 1.300 circa)”. Poi è entrato nel merito della sentenza soffermandosi sulle motivazioni argomentate dalla Corte. Ha letto, a tal proposito, il passaggio della sentenza nella quale la Corte dice che  con i tagli degli stipendi dei magistrati decisi dal Governo Berlusconi “…i limiti tracciati dalla giurisprudenza di questa Corte (sono stati) irragionevolmente oltrepassati”.
On. Straccio: un intervento che denota non solo – come dici tu – “un signore colto”,  ma anche  profondo conoscitore, anche dei minimi dettagli, dell’intera vicenda.  Come sono proseguiti i lavori dell’assemblea?
On. Cencio: ne è seguito un pubblico dibattito dai toni accesi che il moderatore non sempre è riuscito a mantenere nei limiti di accettabilità.  Bisogna però comprendere lo stato d’animo delle persone coinvolte. Pensa che un esodato così si è espresso: “se è costituzionalmente irragionevole un prelievo del 5%  e del 10% che si aggirano e superano i 100.000 € all’anno  perché non deve essere altrettanto costituzionalmente  irragionevole la riforma Fornero che, agendo addirittura  retroattivamente, ha messo letteralmente sulla strada 400.000 persone privandole di una  pensione o di uno stipendio? Gli atti da noi sottoscritti, è bene chiarirlo ancora una volta, sono stati pienamente rispettosi delle leggi allora in vigore! Dinnanzi ad una così palese disparità di trattamento possiamo dire che la nostra è una democrazia gravemente malata!”
On. Straccio: parole pienamente condivisibili che lasciano trasparire tutta l’amarezza di chi si sente tradito e abbandonato dalle Istituzioni.
On. Cencio: l’esodato ha proseguito dicendo che “anche la legge Fornero è incostituzionale perché viola l’articolo 2 della Costituzione il quale dice che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di  solidarietà politica, economica e sociale. E qui di solidarietà (non a caso questo prelievo era stato definito contributo di solidarietà) noi esodati non ne abbiamo mai vista: né da parte di dirigenti e magistrati che pur guadagnando centinaia di migliaia di  € all’anno si sono rivolti alla Giustizia, né da parte delle Fornero! Mi rivolgo alle rappresentanze sindacali qui presenti: trovate anche voi il modo di far arrivare dinnanzi alla Corte l’incostituzionalità della legge Fornero che ci ha messo sulla strada.  La Corte deve essere un vero e proprio panno capace di asciugare le nostre lacrime, ripristinando un minimo di quella solidarietà voluta dalla Costituzione!
On. Straccio: parole sorprendenti che testimoniano non solo profonde  conoscenze giuridiche ma anche un’altrettanto  profonda carica di umanità.
On. Cencio: dopo quest’intervento ha ripreso la parola il “signore colto” dicendo che “anche la sentenza della Corte n. 223/2012 è incostituzionale –accettate con le riserve del caso la mia affermazione, ma accettatela – perché la Corte, pur appellandosi al principio di ragionevolezza, non è stata coerente fino in fondo nel suo ragionamento: il giudizio di ragionevolezza opera, infatti, non sulla singola legge ma sulla complessità del quadro normativo che disciplina il problema da risolvere. Implica una verifica che non sia stata violata la composita armonia che sempre deve esistere tra più leggi che, non dimentichiamolo, vanno esaminate non singolarmente ma nel loro insieme. Altrimenti detto: il giudizio di ragionevolezza può essere espresso solo se si tiene conto dell’intero mosaico, cioè dall’intero quadro normativo compresa, ovviamente la Costituzione. Risulta evidente, nel nostro caso, come questa volta la Corte abbia mancato l’occasione di verificare  la legittimità della singola legge impugnata  anche in relazione al principio costituzionale di solidarietà economica e sociale ex art. 2 della Costituzione. La solidarietà è una dimensione inderogabile sia per il legislatore che per la Corte costituzionale. Solo così la centralità della persona umana, voluta dalla Costituzione quale pietra angolare dell’intero edificio costituzionale, può diventare una realtà. E la Corte,purtroppo,  questa volta ha disatteso incomprensibilmente  il principio secondo cui la persona deve essere sempre al centro di ogni scelta e decisione.
E ciò meraviglia non poco se si tiene conto che un autorevole componente della Corte  - il Prof. Paolo Grossi – qualche anno fa ebbe a definire la ragionevolezza  una finestra aperta sulla realtà, sul mondo dei valori circolanti. E la realtà sociale del nostro Paese oggi ci presenta una moltitudine di esodati, licenziati, cassintegrati, giovani in cerca di prima occupazione…Una realtà sociale che avrebbe senz’altro dovuto indurre la Corte a giustificare la legge che aveva introdotto un contributo di solidarietà a carico di coloro che percepiscono stipendi che superano i 100.000 €.. Nel nostro caso c’erano tutte le condizioni perché la Corte decidesse ex art. 2 Costituzione, in una visione di equità sociale.
Forse la finestra indicata dal Prof. Grossi quel giorno alla Consulta era chiusa per avversità atmosferiche?”
On. Straccio: devo confessarti che neanche in Parlamento ho sentito pronunciare simili concetti. Come ha reagito l’assemblea?
On. Cencio: ovviamente tanti applausi. Ma quello che mi ha commosso di più  è stato vedere tanti padri di famiglia che si asciugavano le lacrime.
On. Straccio: vista la stringente  logicità giuridica dell’esposizione posso farti una domanda?
On. Cencio: falla pure!
On. Straccio: ebbene, e se anche la sentenza della corte fosse incostituzionale perché affetta da irragionevolezza?

1 commento:

  1. Salvatore Cataldo30 ottobre 2012 08:56

    In un momento di crisi economica così grave, mi sembra giusto,richiamando il principio di solidarietà ex art.2 della Costituzione che chi più ha, più contribuisca.
    Avrei desiderato,però, che i tagli ai magistrati e dirigenti pubblici previsti dal dl n.78 del 31 maggio 2010 cui fa riferimento la sentenza della Corte Costituzionale n 223 dell'11 ottobre 2012 coinvolgessero anche i dirigenti privati.
    Infatti, per il principio di uguaglianza previsto dalla stessa Costituzione, i magistrati e dirigenti della pubblica amministrazione non sono più uguali dei privati.
    La sentenza in questione mi trova d'accordo con l'interpretazione della Corte Costituzionale.
    Mi chiedo, semmai, come dei governanti, persone addette ai lavori e allo studio di soluzioni ottimali, ignorino, volutamente o superficialmente, principi di tale evidenza, o non cerchino di evitare scelte suscettibili, come in questo caso, di annullamento, vanificando tempo e risultati.
    Spiacente,ma "Amicus Plato, sed magis amica Veritas".

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